- Alla 33° edizione del Fantafestival "BIOS" di Grazia Tricarico vince il premio come miglior cortometraggio italiano
- Emanuele Di Bacco nella Shortlist dei Young Directors Awards 2013 di Cannes
- Siamo lieti di annunciare la nuova edizione 2013 del CSC LAB "Musica per Film".
- Procedura per partecipare al CONCORSO PER L'AMMISSIONE AI CORSI ORDINARI DELLA SCUOLA NAZIONALE DI CINEMA DI ROMA del triennio 2014-2016
- BANDO DI CONCORSO (Sede Piemonte) - PER L’AMMISSIONE AL CORSO DI ANIMAZIONE
- Archivio news
- Home
- / Il Nostro Faust
Il Nostro Faust
Una polifonia di voci, un coro di anime, un disegno di corpi che attraversano e danno senso allo spazio, dialogando tra loro intorno ai grandi temi dell’uomo : vita, morte, amore, solitudine.
Alessio Pizzech con gli
allievi del secondo anno del corso di recitazione della Scuola
nazionale di Cinema e l'adattamento di Alberto Bassetti porta in
scena Il lungo monologo del Faust di Fernando Pessoa il 06/08/2012
alle ore 22:45 presso il Cimitero Monumentale di Vetralla,
all'interno del Festival 'Quartieri dell'Arte', giunto alla sua
sedicesima edizione che collabora ormai da tempo con il Centro
Sperimentale di Cinematografia.
L'opera si snoda così
attraverso l'interpretazione dei giovani attori e la loro
freschezza interpretativa si riappropria del valore della parola,
del suo portato mitico e della sua capacità di farsi
poesia.
Giovani vite alle prese con i
grandi temi che da sempre ci inquietano ; giovani uomini e donne
che hanno il coraggio e la forza di chi ha scelto di penetrare
domande determinanti per il nostro destino di uomini, di non
fuggire ad una indagine severa ed impietosa di nodi cruciali
dell'esistere.
Giovani destini che si incontrano
per formare una vera comunità che non vuole dimenticare ma
che vuole appropriarsi del proprio pensiero profondo, che lontana
dai rumori del contemporaneo si ritrova a fare i conti con un
silenzio che parla e che ci parla.
Faust è anche questo :
riaprire dialoghi profondi quasi dimenticati.
Il "Faust" del Festival
Quartieri dell'Arte è lo spettacolo più bello
dell'estate. A definirlo così sulle pagine
nazionali del Corriere della Sera Franco Cordelli,
uno dei maggiori critici teatrali. È l'ennesimo
riconoscimento per uno dei più "coraggiosi" Festival
internazionali di teatro del paese. "Siamo particolarmente
soddisfatti - ha detto Gian Maria Cervo, direttore
artistico di Quartieri dell'Arte - perché questa
è una produzione nata nelle officine del Festival. L'autore
dell'adattamento è infatti il mio condirettore Alberto
Bassetti, mentre il regista Alessio Pizzech mette in scena da anni
spettacoli per noi. Ho ricevuto messaggi e telefonate di
congratulazioni da tutta Italia".
Il lavoro di pedagogia condotto
con i giovani interpreti del secondo anno della Scuola Nazionale di
cinema, coincide perfettamente con il senso del testo che stiamo
portando in scena. Anche nel lavoro formativo abbiamo cercato
domande che ci muovessero verso
un'attoralità consapevole in cui la storia dell'uomo /
attore dialoghi con quella dei personaggi, dei contenuti del testo.
Si è lavorato intorno ad un attore che sappia comprendere il
senso del suo agire artistico profondo. Un attore che non esibisce
ma che rivela la propria anima profonda.
Abbiamo proceduto per echi e la
scrittura di Pessoa ci è stata preziosa perché ne ha
forniti molti.
Abbiamo creato una composizione
scenica, un racconto che parte dalla centralità
dell'ascolto, di una parola che ci chiede di essere ascoltata. Una
storia scenica che richiede abbandono, sospensione del
giudizio.
Quest'opera poetica di Pessoa
così profetica rispetto alla crisi dell'uomo novecentesco si
è rivelata in tutta la sua poesia una miniera di
riflessioni, di spunti di ricerca rispetto al senso della parola,
della poesia, della comunicazione, del teatro. Strade diverse che
per diverse direzioni ci riportano alla vita nella sua
complessità, nella sua stratificazione e che chiedono a noi
che li reinterpretiamo per il pubblico, una sincerità,
un'autenticità, una passione che spesso spaventa.
I giovani attori in scena saranno
sé stessi ed altro da sé,ci diranno della nostra
umanità, ci saranno specchi per quanto di noi non vogliamo
vedere. Immersi in un tempo dell'anima. In un canto poetico
dell'anima ci restituiranno la difficoltà di rifondare una
collettività vera, capace di non nascondersi gli uni dietro
gli altri, ma dove ognuno davvero è un universo.
Una parola quindi che esce dal
quotidiano, che diventa quasi tragedia antica, una parola che lega
al mito e che ci chiede di sentire, di riportarci ad un sentire
profondo, lontano ma sempre in noi, sopito forse ma pronto
sempre a vibrare.










