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Il professor Matusa e i suoi hippies. Cinema e musica in Italia negli anni ’60-’70
Alle 20.45 presentazione del libro di Steve Della Casa e Paolo Manera Il professor Matusa e i suoi hippies. Cinema e musica in Italia negli anni ’60 (Bonanno Editore, 2011). Partecipano Steve Della Casa, Luciano Ceri, Marco Giusti
18.01.2012
«A volte sembra che andare
a frugare nel cinema popolare italiano, come nel caso del cinema
musicale degli anni '60 e dei cosiddetti "musicarelli", sia una
sorta di ultima frontiera per cinefili incalliti, e un modo
attraverso cui critici ormai attempati cercano di conservare
quell'aria sbarazzina che avevano da giovani. Non sempre è
andata così, anche perché le varie ondate di
"rivalutatori" che si sono avvicendati avevano finalità,
modi e culture molto diversi. Gli appassionati recensori della
rivista francese "Midi Minuit Fantastique", che amavano l'horror e
il mitologico, avevano poco in comune con Goffredo Fofi, che di
cinema popolare disquisiva in tempi non sospetti sulla più
sessantottina delle riviste di cinema, "Ombre rosse". E Fofi stesso
aveva un approccio abbastanza diverso da quello di quel gruppo di
giovanissimi critici che a metà anni Settanta, riuniti
attorno alla frenetica attività di alcuni cineclub,
proponeva una personale di Raffaello Matarazzo (il re del
melò italiano anni Cinquanta, fino a quel momento neanche
lontanamente considerato un "autore" con una propria poetica) con
lo scopo abbastanza apertamente dichiarato di mandare in pensione
quello strano ibrido tutto italiano tra crocianesimo e marxismo che
sottendeva la nostra "critica di papà" (parafrasando quel
"cinema di papà" definizione resa celebre da François
Truffaut). Poi ci sono state le fanzines. […] Perché
allora ci occupiamo qui dei musicarelli? Forse perché il
critico sbarazzino (anche se ormai identificato e, a parole,
respinto) fa capolino dentro di noi. Certo, la questione
autobiografico-anagrafica c'entra. La stagione di quei suoni e
quelle visioni rappresenta una parte della nostra adolescenza.
Vissuta in prima persona, o, pochissimi anni dopo, scoprendo quei
suoni e quelle visioni "in seconda battuta", dai reperti
discografici e cartacei dei cugini più vecchi, e di fronte
al piccolo schermo televisivo, è già questo merita
delle considerazioni. […] Ma al di là di questo, ci
affascina un mondo come quello dei musicarelli che non ha avuto
rivalutazione critica e battaglie intellettuale, non ha nemmeno
goduto del fascino maledetto dell'invisibile ed è anzi stato
più volte attraversato dal fenomeno del revival, proprio
come succede per le canzoni che contiene» (Steve Della Casa,
Paolo Manera, dall'introduzione del libro Il professor Matusa e
i suoi hippies. Cinema e musica in Italia negli anni
'60).
ore
17.00
Rita la zanzara
(1966)
Regia: George Brown [Lina
Wertmüller]; soggetto: Sergio Bonotti; sceneggiatura: L.
Wertmüller; fotografia: Dario Di Palma; scenografia: Fabrizio
Frisardi; costumi: Folco, Elio Costanzi; musica: Bruno Canfora;
montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Rita Pavone, Bice Valori,
Giancarlo Giannini, Turi Ferro, Vittorio Congia, Tanya Lopert;
origine: Italia; produzione: Mondial Te.Fi. - Televisione Film;
durata: 115'
Rita è una giovane
allieva di un collegio femminile ed è innamorata del suo
professore di musica, Paolo, timidissimo e goffo. Una notte,
però, Rita entra furtivamente nella sua camera e scopre che
Paolo ha una doppia vita. «Dopo il successo di Gian
Burrasca, Goffredo [Lombardo] mi chiamò per farmi fare un
film musicale, quelli che allora si chiamavano "i musicarelli", un
genere considerato di cassetta, piuttosto commerciale, sull'onda
del successo dei cantanti e delle canzoni. La sua idea, quella
volta, però, era di puntare sulla qualità; ci
mettemmo d'accordo per avere tutto il meglio: dal cast ai costumi,
e su una storia di una vecchia operetta cui era molto affezionato
poiché aveva decretato il successo di sua madre, Leda Gys.
Accettai e riuscii ad avere, oltre a Rita Pavone, Giancarlo
Giannini, con il quale nacque una grande amicizia e
complicità, e poi addirittura Bice Valori, Turi Ferro,
Milena Vukotić e Peppino De Filippo. Rita la zanzara fu
un successo. Con beata incoscienza, mi ero buttata a capofitto nel
progetto» (Wertmüller). Una curiosità la presenza
nel film, tra le Collettine che affiancano Rita Pavone, di Loredana
Bertè, Stefania Rotolo e Silvia Dionisio.
ore
19.00
Terzo canale… avventura
a Montecarlo (1970)
Regia: Giulio Paradisi; soggetto
e sceneggiatura: Ugo Tucci, Berto Bandini, Eddy Ponti, G. Paradisi;
fotografia: Gianfranco Romagnoli; scenografia e costumi: Mario
Molli; musica: New Trolls; montaggio: G. Paradisi; interpreti: The
Four Kents, Jody Clark, New Trolls, Ricchi e Poveri, Sheila, Mal e
The Primitives; origine: Italia; produzione: San Marco
Cinematografica; durata: 100'
Il gruppo musicale The
Trip vuole partecipare a un festival a Montecarlo, ma per una
serie di circostanze sfortunate non faranno molta strada…
«È destino che i musicarelli siano profetici per
quanto riguarda le reti televisive: prima con I teddy boys
della canzone si anticipa la nascente seconda rete, qui
addirittura la terza rete, che poi in realtà è una
Telemontecarlo molto aperta ai gruppi rock. Ma si rimarrà a
Roma, con finale trionfale alle Terme di Caracalla. Occasione unica
per vedere in azione molti gruppi, tutti sotto contratto con la
scuderia di Amerigo Crocetta, il leggendario fondatore del Piper di
Roma» (Della Casa, Manera).
ore
20.45
Presentazione del libro di Steve
Della Casa e Paolo Manera Il professor Matusa e i suoi hippies.
Cinema e musica in Italia negli anni '60 (Bonanno Editore,
2011)
Partecipano Steve Della
Casa, Luciano Ceri, Marco Giusti
a seguire
Maschio femmina fiore
frutto (1979)
Regia: Ruggero Miti; soggetto:
Gianni Barcelloni, Lidia Ravera, Enzo Ungari; sceneggiatura: L.
Ravera; fotografia: Sergio D'Offizi; scenografia: Claudio Cinini;
costumi: Franco Carretti; musica: Anna Oxa; montaggio: Daniele
Alabiso; interpreti: Anna Oxa, Giovanni Crippa, Massimo Boldi,
Chiara Moretti, Benedetta Fantoli, Paola Rinaldi; origine: Italia;
produzione: Cinemaster; durata: 97'
«Forse lo zenith delle
produzioni di Galliano Juso e trionfo assoluto della sua estetica
trash-pugliese. Anna Oxa, nel suo unico film, si sdoppia in due
gemelli, uno maschio, l'altro femmina, che arrivano a Roma da Bari
e percorrono strade diverse, salvo poi finire entrambi a cantare
come fossero una persona unica dal sesso ambiguo, come spiega
appunto il titolo. Già questa partenza è micidiale,
per non dire della costruzione dei due personaggi della Oxa e del
femminismo alla romana modellato da Lidia Ravera, con la
complicità del povero Enzo Ungari e di Gianni Barcelloni,
che la cantante deve reggere sulle spalle. Il fatto è che i
due gemelli, con tanto di accento pugliese, arrivano in una Roma
anni '70 e fanno i soliti folli incontri da cinema
sotto-bertolucciano come se fossero stati affidati a Juso per una
vacanza premio. Certo, è anche per questo che si ama il
film. Così si va da Carlo Monni che fa il guru alla toscana,
grandissimo, a Massimo Boldi ancor giovane, a Ninetto Davoli
tardo-hippy all'intellettuale di Mario [in realtà Fabio]
Garriba (Dio mio!), a Jimmy il fenomeno fan della discomusic. Una
bomba. Ho visto allora il film come qualcosa di irripetibile.
Ruggero Miti ha poi supervisionato artisticamente la mega sitcom di
Raitre Un posto al sole. Ma non ha mai più girato un
capolavoro così» (Giusti).
Ingresso
gratuito








