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Sergio Castellitto. Senza arte né parte
Arriva a Roma la retrospettiva realizzata dalla Cineteca Nazionale per la 13° ed. del Festival del Cinema di Lecce, insieme al volume, a cura di Enrico Magrelli, "Sergio Castellitto. Senza arte né parte", Rubettino, Soveria Mannelli, 2012.
13.06.2012
- 17.06.2012
«Un volto inconfondibile
che si presta a delle imprevedibili trasformazioni grazie a una
sottile capacità di introspezione del personaggio da
interpretare: Sergio Castellitto è l'erede dei mostri sacri
del cinema italiano, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Nino
Manfredi, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, attori in grado di
calarsi in ogni ruolo mantenendo una precisa identità, in un
gioco di immedesimazione che punta tutto sulla sottigliezza
recitativa piuttosto che sul camaleontismo fisico. L'apparente
normalità della recitazione, una naturalezza di gesti ed
espressioni raggiunta grazie allo studio e all'applicazione, con
decisive esperienze teatrali alle spalle. Questa naturalezza ha
consentito a Castellitto di prestare il suo volto ad alcuni dei
personaggi più amati dagli italiani, come Fausto Coppi, Enzo
Ferrari e padre Pio, ed è in queste interpretazioni, al
cospetto di autentiche icone popolari, che l'attore svela un altro
lato del suo carattere: l'umanità che abbatte qualsiasi mito
e mistificazione. Un attore di estrema finezza che ha contribuito,
negli ultimi trent'anni, al rinnovamento del cinema italiano
legando il suo nome a quello di registi come Amelio (La stella
che non c'è), Bellocchio (L'ora di religione,
Il regista di matrimoni), Scola (La famiglia,
Concorrenza sleale), Tornatore (L'uomo delle stelle)
[…], per poi imporsi anche all'estero, con una presenza
ormai costante nel cinema francese, dove ha modo di farsi
apprezzare da Jacques Rivette (Chi lo sa? e Questione di
punti di vista)» (dalla quarta di copertina del volume a
cura di Enrico Magrelli, Sergio Castellitto. Senza arte
né parte, Rubettino, Soveria Mannelli, 2012, realizzato
in occasione dell'omaggio all'attore nell'ambito della 13°
edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce).
mercoledì 13
ore 17.00
Tu sei differente
(1985)
Regia: Alberto Taraglio; soggetto
e sceneggiatura: Luca Benedetti, A. Taraglio; fotografia: Paolo
Sanna; scenografia: Giacomo Calò Carducci; costumi: Luigi
Bonanno; montaggio: L. Benedetti; interpreti: Sergio Castellitto,
Monica Rametta, Clara Colosimo, Alberto Mangiante, Pierluigi Cuomo,
Bianca Pesce;origine: Italia; produzione: Csc; durata:
39'
Vite di Francesco Grigioni,
oscuro impiegato dell'ufficio di collocamento, e di Diana
Parmeggiani, neo laureata in attesa di prima occupazione.
Inevitabile l'incontro, con effetti tragici per entrambi. Lui
conduce un programma in una radio e sogna di sfondare in tv, lei
sogna l'amore. In stile Zelig: voce fuori campo (di Pino
Locchi), immagini di repertorio, fotografie, interviste, per
ricostruire le vite dei due. Ironico e, malgrado il tema,
spensierato.
a seguire
Le général de
l'Armée morte (L'armata ritorna,
1984)
Regia: Luciano Tovoli;
soggetto: dal romanzo omonimo di Ismael Kadaré;
sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, M. Piccoli, L. Tovoli;
fotografia: L. Tovoli, G. Tinelli; scenografia: Alessandro
Dell'Orco; costumi: Karl Lagerfeld, Giulia Mafai; montaggio:
Noëlle Boinou, Marie Robert, Jennifer Auge; interpreti:
Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Anouk Aimée,
Gérard Klein, Sergio Castellitto, Daniele Dublino; origine:
Italia/Francia; produzione: Antea Cinematografica, Rai, A.2 Films,
Films 66, U.G.C. - Union Générale
Cinématographique; durata: 87'
Nei primi mesi
del 1960, quasi 20 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale,
un generale italiano, accompagnato da un sacerdote che è
anche un colonnello dell'esercito italiano, viene inviato dal
Governo italiano in Albania per individuare e raccogliere le ossa
dei connazionali e dare dignitosa sepoltura. Organizzando il lavoro
si interrogano sul loro compito e sul significato delle guerre. Si
accorgono che anche un generale tedesco è lì con lo
stesso compito. «Un giorno si presentò Castellitto. Io
non lo conoscevo minimamente. […] Vidi subito in lui un
certo tipo di humour unito a una timidezza venata d'innocenza e di
delicatezza. Scelsi senza alcuna remore Sergio e non me ne sono
pentito. Per il ruolo che doveva interpretare recitava accanto a
Mastroianni e Piccoli. C'era in lui la timidezza di attore giovane
che non aveva ancora fatto molto e si trovava vicino a questi
grandi mostri sacri. Aveva quindi un atteggiamento estremamente
attento, ma mai preoccupato. Nel film Castellitto ha sfoggiato una
serie di sorrisi che sono perfetti per il personaggio che doveva
interpretare» (Tovoli).
ore 19.15
Sembra morto... ma è
solo svenuto (1986)
Regia: Felice Farina;
soggetto: Sergio Castellitto;
sceneggiatura: F. Farina, S.Castellitto, Gianni Di Gregorio;
fotografia: Renato Tafuri; scenografia: Valentino Salvati; costumi:
Cinzia Milani; musica: Lamberto Macchi; montaggio: Roberto
Schiavone; interpreti: S. Castellitto, Marina Confalone, Mario
Prosperi, Claudio Spadaro, Marco Giardina, Susanne Rust; origine:
Italia; produzione: Rai, Tecno Image Production;durata:
86'
I fratelli Romano e Marina
Duranti vivono in un piccolo appartamento in periferia. Marina
batte a macchina tesi di laurea, Romano rapisce cani di razza per
chiedere il riscatto. Nella loro vita entra Alfio, un nuovo
dirimpettaio, che diventa l'amante di Marina. Alfio nasconde nel
frigorifero di casa Duranti un chilogrammo di cocaina. Romano se ne
accorge, ma mentre litiga con Alfio, irrompe la polizia. Alfio si
dà alla fuga con Marina, mentre Romano riesce con uno
stratagemma a liberarsi degli agenti. Dopo qualche anno Romano
è diventato un boss di quartiere. Un giorno torna Marina,
incinta e con le doglie. Mentre accompagna la sorella in ospedale,
Romano viene colpito da un colpo di fucile. «Sembra
morto… ma è solo svenuto è un film
importantissimo per me e per la mia carriera, perché
è un film che ho scritto, che ho inventato nel soggetto e
nella sceneggiatura, poi firmata con gli altri, ma so, e lo sanno
anche gli altri, che il dna di quel progetto è completamente
mio. […] È importantissimo perché lì si
affaccia per la prima volta un gusto, che scopro di avere, verso
quello che banalmente o in maniera il più possibile
semplice, si definirebbe il grottesco o un certo grottesco, che
preferisco chiamare il paradossale e in un certo senso irreale, e
non irrealismo, perché qui viene fuori la mia profonda
educazione teatrale» (Castellitto).
ore 21.00
Stasera a casa di Alice
(1990)
Regia: Carlo
Verdone;soggetto e sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De
Bernardi, C. Verdone, Filippo Ascione; fotografia: Danilo Desideri;
scenografia: Virginia Vianello; costumi: Tatiana Romanoff;musica:
Vasco Rossi; montaggio: Antonio Siciliano;interpreti: C. Verdone,
Ornella Muti, Sergio Castellitto, Yvonne Sciò, Cinzia Leone,
Beatrice Palme; origine: Italia;produzione: Cecchi Gori Group -
Tiger Cinematografica, Pentafilm;durata: 122'
Filippo e
Saverio hanno sposato due sorelle, Gigliola e Caterina. Gigliola
scopre che Filippo ha una relazione con una certa Alice, ne parla
con la sorella e con Saverio, il quale prende a cuore la cosa e
invita il cognato a tornare in famiglia. Poi si reca a casa di
Alice per mandarla via dall'appartamento, che è di
proprietà di Gigliola. Il giorno dopo Saverio torna a casa
di Alice per la consegna delle chiavi e cade anche lui nella
trappola degli occhi della ragazza. Inizia così per Saverio
un periodo di "frequentazione" segreta, mentre Filippo cade in una
profonda depressione. «Carlo Verdone è stato il primo
incontro con la commedia […] Carlo mi ha insegnato, oltre al
gusto di saper stare dentro la commedia maneggiando tutti i
materiali del genere, compresa la volgarità senza
però rimanerne seppelliti. Perché quella è la
grandezza anche di un attore come lui, saperla sfiorare, saper
anche dire la parolaccia, però sempre dentro un equilibrio.
[…] E poi Carlo ha una generosità nei confronti degli
attori con cui lavora che è impressionante. […] Non
è mai geloso. È un piacere reciatre con lui. Insieme
ci siamo divertiti da matti! È difficile da spiegare,
perché non sai quando finisce e quando cominci con il ciak,
certe volte» (Castellitto).
giovedì
14
ore 17.00
La carne (1991)
Regia: Marco
Ferreri;soggetto: M. Ferreri, Liliana Betti;
sceneggiatura: M. Ferreri, Liliana Betti; fotografia: Ennio
Guarnieri; scenografia: Sergio Canevari; costumi: Nicoletta Ercole;
montaggio: Ruggero Mastroianni;interpreti: Sergio Castellitto,
Francesca Dellera, Philippe Léotard, Farid Chopel, Petra
Reimhard, Gudrun Gundelach; origine: Italia;produzione: Master
Movie Distribution;durata: 90'
Paolo, separato con due figli,
è impiegato al Comune e la sera suona il piano un po', dove
capita. Il suo problema è ritrovare Dio. La sua Prima
Comunione è stata un'esperienza di totale immersione nel
divino e lui vorrebbe riviverla. Francesca è una giovane
donna autosufficiente, bianca e luminosa. Gira il mondo senza meta,
vivendo quello che le capita. Viene da un'esperienza con un guru
indiano. È rimasta incinta. Ha abortito ed è tornata
a vagare. Paolo e Francesca si incontrano nel night di un amico di
Paolo. Tra loro è subito amore. Si rinchiudono nella casa al
mare di Paolo, da cui escono solo per acquistare cibo, specialmente
carne, conservata in un frigorifero vicino al letto. Ma gli
amplessi frenetici non riescono a realizzare la totalità che
Paolo sogna. Il rapporto si esaurisce e Francesca pensa di andare
via. Paolo sogna un'altra possibilità di fusione...
«La carne di Marco Ferreri è una commedia in
forma di incubo, un film che verrà rivalutato negli anni. La
sceneggiatura era composta solo da una trentina di pagine di una
storia al limite della comprensibilità e ho capito subito
che tutto sarebbe stato cambiato sul set, che avremmo lavorato in
un modo totalmente diverso. E infatti è stata un'esperienza
importante sul piano dell'improvvisazione e
dell'immediatezza» (Castellitto).
ore 19.00
Il grande cocomero
(1993)
Regia: Francesca
Archibugi;soggetto e sceneggiatura: F. Archibugi; fotografia:
Paolo Carnera; scenografia: Livia Borgognoni; costumi: Paola
Marchesin; musica: Battista Lena, Roberto Gatto; montaggio: Roberto
Missiroli; interpreti: Sergio Castellitto, Anna Galiena, Alessia
Fugardi, Silvio Vannucci, Alessandra Panelli, Victor Cavallo;
origine: Italia/Francia; produzione: Ellepi Film, Italian
International Film, Rai, Crysalide Films, Moonlight Films; durata:
103'
Valentina, una ragazzina di
dodici anni chiamata da tutti Pippi, viene ricoverata al reparto di
neuropsichiatria infantile del Policlinico di Roma dopo una crisi
epilettica. Arturo, il giovane psichiatra che la prende in cura,
tenta prima di farle accettare la sua malattia, poi cerca di capire
la complessa struttura della sua famiglia. Il padre e la madre sono
incapaci di fronteggiare il male della loro unica figlia, tentano
di proteggerla ma allo stesso tempo lasciandola sola. Al reparto
Pippi trova un ambiente affettivo in cui Arturo la induce a tentare
nuove relazioni. «Il grande cocomero lo considero da
questo punto di vista uno dei film più romantici e
generazionali, perché c'era dietro la storia di Marco
Lombardo Radice. Il personaggio era ispirato naturalmente a lui
anche se si chiama in un altro modo. Nel film c'è stato
questo incontro con questi ragazzi, con questa generazione,
cioè il racconto di una malattia sociale, che era
l'epilessia, o supposta tale, incarnata nel personaggio di quella
ragazzina. […] Fu proprio Francesca Archibugi a propormi il
film. Lessi il copione e rimasi abbagliato da questo personaggio
che era luminoso e nello stesso tempo pieno di contraddizioni, con
un passato difficile. […] Ricordo davvero il film come
un'avventura emotivamente molto forte. Avevamo tutti la sensazione
di compiere qualcosa che in qualche misura sarebbe rimasto ed
è rimasto» (Castellitto). «Ho rischiato di farlo
affogare in trenta centimetri d'acqua. Era un'inquadratura
semplicissima, un primo piano del suo viso che scivolava sott'acqua
in una vasca da bagno. Sergio era nudo. Le mutande rischiavano di
entrare in campo. […] Al quarto o quinto ciak si è
scomposto, ha fatto un movimento incomprensibile, sconclusionato,
gli è entrata l'acqua nel naso, ha aperto la bocca, ha
inspirato una sorsata d'acqua e ha annaspato come fosse in mezzo
all'oceano pacifico. Ho dato lo stop e dopo poco è arrivato
in accappatoio. Lo sguardo sulla soglia, quando è
apparso, è forse il ricordo più vivido che ho di
lui» (Archibugi).
ore 21.00
L'uomo delle stelle
(1995)
Regia: Giuseppe Tornatore;
soggetto: G. Tornatore; sceneggiatura: Fabio Rinaudo, G. Tornatore;
fotografia: Dante Spinotti; scenografia: Francesco Bronzi; costumi:
Beatrice Bordone; musica: Ennio Morricone; montaggio: Massimo
Quaglia; interpreti: Sergio Castellitto, Tiziana Lodato, Clelia
Rondinella, Jane Alexander, Tony Sperandeo, Leo Gullotta; origine:
Italia; produzione: Cecchi Gori Group - Tiger Cinematografica, Rai;
durata: 114'
Joe Morelli, uomo dal passato
avventuroso, è uno scopritore di nuovi talenti per il cinema
e promette, a quelli che supereranno un accurato provino, una
brillante carriera d'attore a Cinecittà. Davanti alla
macchina da presa di Joe gli aspiranti attori provano a recitare,
ma soprattutto si confessano. Raccontano storie comiche e tragiche,
peccati, soprusi, drammi mai rivelati a nessuno. Raccontano la
Sicilia, la sua solitudine, il suo bisogno di riscatto, di
dignità, di benessere. E, nel caleidoscopio di casi umani,
emerge quello di Beata, una trovatella diciottenne che potrebbe
cambiare la vita di Joe se l'avventura dell'"uomo delle stelle" non
prendesse a un certo punto una piega imprevista. Joe si
renderà conto che anche lui, come i siciliani, è
solo, incompreso, vinto, capace soltanto di sognare. Premio miglior
attore Nastri d'Argento 1996. «L'uomo delle stelle di
Giuseppe Tornatore è un film cupo seppur con note da
commedia all'italiana. Joe Morelli, il personaggio che interpreto,
è "figlio" di Alberto Sordi, di Gassman o di Manfredi ma
andava rielaborato per essere inserito in questa cornice
drammatica. All'inizio Tornatore era preoccupato per il tipo di
interpretazione che volevo dare al personaggio ma poi mi ha
lasciato completamente libero. Ho un ricordo bellissimo del film
anche perché è stato un viaggio dentro la
Sicilia, una Sicilia che io non conoscevo. […] Ero abituato
a una Sicilia marina. Non a una Sicilia delle montagne, di certi
entroterra terribili e scuri, ma anche vivi, raccontati in modo
particolare grazie anche alla luce di quel genio che è Dante
Spinotti» (Castellitto).
venerdì
15
ore 17.00
Libero Burro (1999)
Regia: Sergio Castellitto;
soggetto: dal racconto di Bruno Gambarotta Torino, Lungodora
Napoli; sceneggiatura: Piero Bodrato, S. Castellitto, Margaret
Mazzantini, Giulia Mibelli; fotografia: Gianfilippo Corticelli,
Chicca Ungaro; scenografia: Sonia Peng; costumi: Paola Bonucci;
musica: Angélique Nachon, Jean-Claude Nachon; montaggio:
Mauro Bonanni; interpreti: S. Castellitto, Margaret
Mazzantini, Michel Piccoli, Chiara Mastroianni, Bruno Armando,
Pietro Contento; produzione: Intrepido Film, Rai Cinemafiction, MA
Productions; durata: 100'
Libero Burro
è un quarantenne di origine centromeridionale che ha deciso
di fare il manager a Torino. Eccolo lanciarsi nell'azzardo di
accaparrarsi La Cavalerizza, uno stabile in pieno centro di
proprietà del suo amico perdigiorno Marione, indefesso
giocatore di cavalli e padre della bella Rosa. Nelle sere di afa
estiva, al tavolo del ristorante del marsigliese Tony, Libero
racconta a gran voce sogni e progetti, e i ragazzi presenti lo
ascoltano ammirati. Si mette poi a studiare alle scuole serali
insieme ai marocchini per prendere il diploma di geometra. In
questa occasione conosce Caterina, professoressa d'italiano, di cui
diventa l'amante. Libero è estroverso, simpatico, dalla
battuta pronta. Ma troppa invadenza comincia a dare fastidio.
«Mi proposero la regia del film. Accettai di realizzare
questo progetto, poi ci furono, come al solito, problemi
produttivi, organizzativi, anche di relazioni. Il libro era molto
bello, molto divertente e grottesco […]. Per me è
stata un'esperienza importante perché è stata la
prima volta che recitavo e dirigevo. Dal punto di vista proprio
"sportivo", ho capito quanto fosse interessante la fatica fisica
della regia, non quella intellettuale. Quella intellettuale
è stimolante, spesso è anche noiosa, è
implosiva, è tutta interiorizzata, mentre dirigere un film
è già di per sé un esercizio fisico, almeno
per quello che mi riguarda: io sono sudato, puzzo alla fine della
giornata, puzzo fisicamente come un operaio. Anche il corpo del
regista lavora» (Castellitto).
ore 19.00
Concorrenza sleale
(2001)
Regia: Ettore Scola; soggetto:
Furio Scarpelli; sceneggiatura: E. Scola, F. Scarpelli, Silvia
Scola, Giacomo Scarpelli; fotografia: Franco Di Giacomo;
scenografia: Luciano Ricceri; costumi: Odette Nicoletti; musica:
Armando Trovajoli; montaggio: Raimondo Crociani; interpreti: Diego
Abatantuono, Sergio Castellitto, Gerard Depardieu, Sabrina
Impacciatore, Claudio Bigagli, Elio Germano; origine: Italia;
produzione: A.GI.DI., Medusa Film, Telepiù, Filmtel; durata:
106'
I protagonisti
sono due commercianti di stoffe che hanno negozi attigui
nell'Italia del 1938. Uno è ebreo, l'altro no. Li divide una
piccola rivalità professionale, alimentata da screzi, tiri
mancini e furbizie da commercianti. In poche parole non si amano.
Finché non vengono promulgate le terribili e tristemente
famose leggi razziali contro gli ebrei. Il rapporto tra i due
allora comincia a cambiare. L'intolleranza, l'esclusione, non avere
gli stessi diritti, non poter frequentare le stesse scuole, non
poter esercitare il proprio lavoro, né tenere aperto il
proprio negozio, scoprire di essere considerati "diversi" per
nascita e per razza fanno avvicinare i due, una volta nemici. Nasce
così un'amicizia, un mutuo soccorso alle ingiustizie subite
da uno dei due. Solo l'unione può fare la forza. «Il
bozzettismo tipico di Scola non manca; c'è un puntiglio
persino eccessivo nella ricostruzione d'epoca […] ma i
momenti autentici esistono e il duo Abatantuono-Castellitto
è ammirevole per misura e intensità»
(Morandini).
ore 21.00
L'ora di religione
(2002)
Regia: Marco Bellocchio;
soggetto e sceneggiatura: M. Bellocchio; fotografia: Pasquale
Mari; scenografia: Marco Dentici; costumi: Sergio Ballo; musica:
Riccardo Giagni; montaggio: Francesca Calvelli; interpreti:
Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Alberto Mondini,
Gianfelice Imparato, Gianni Schicchi Gabrieli; origine: Italia;
produzione: Filmalbatros, Rai Cinema; durata: 105'
Ernesto
è un affermato pittore, illustratore di favole per bambini,
separato dalla moglie Irene, padre del piccolo Leonardo, al quale
è profondamente legato. Apprende da un misterioso Don Pugni,
segretario dell'altrettanto enigmatico Cardinal Piumini, che
vogliono fare santa sua madre. Ernesto resta colpito dalla notizia,
non solo perché si rende conto di essere stato tenuto
all'oscuro di tutto dalla sua famiglia, ma anche perché la
vicenda contrasta con il suo mondo di artista e di uomo libero e
ateo. Le pressioni e le iniziative affinché partecipi al
processo di beatificazione si accentuano. I conflitti esplodono. Il
ricordo della madre apre una vertigine che lo spinge a rielaborare
il passato e a vivere diversamente il presente. «È un
film decisivo, importante sia per me che per Bellocchio. […]
Ernesto Picciafuoco, il personaggio che interpreto nel film di
Bellocchio, è come Marco, un uomo con una
spiritualità inquieta, che nega attraverso un ateismo troppo
insistito per essere vero, e che realizza un cinema profondamente
religioso. In questo, seppur in maniera rigorosa, è un
cinema che rasenta il melodramma» (Castellitto).
sabato 16
ore 17.00
Caterina va in
città (2003)
Regia: Paolo Virzì;
soggetto: P. Virzì, F. Bruni; sceneggiatura: P.
Virzì, F. Bruni; fotografia: Arnaldo Catinari; scenografia:
Tonino Zera; costumi: Bettina Pontiggia; musica: Carlo
Virzì; montaggio: Cecilia Zanuso; interpreti: S.
Castellitto, Margherita Buy, Alice Teghil, Claudio Amendola,
Antonio Carnevale, Paola Cruciani; origine: Italia; produzione: Rai
Cinema, Cattleya, Sky; durata:107'
Giancarlo Iacovoni, insegnante
di ragioneria, si trasferisce con la sua famiglia dalla provincia
laziale alla capitale, animato da sogni di riscossa per seppellire
un decennio segnato da umiliazioni e sconfitte. Temuto dai parenti,
sempre in soggezione di fronte alla sua presunta superiorità
e adorato dalla moglie Agata, donna semplice, provinciale e,
ingenua, Giancarlo punta le sue carte su Caterina, figlia
tredicenne, timida e appassionata di canto polifonico. La ragazzina
deve districarsi tra le amiche della classe, di più nobile
provenienza, fino ad attirare l'attenzione e diventare il
principale oggetto di contesa tra le rivali Margherita e Daniela.
Nel corso dell'anno scolastico si compie il percorso di scoperta,
da parte di Caterina, di una certa umanità metropolitana e
quello di disillusione di Giancarlo. «Caterina va in
città conferma che il cinema italiano attraversa un
momento bellissimo, forte d'ispirati miniaturisti della recitazione
come Sergio Castellitto e Margherita Buy; o come il sorprendente
Claudio Amendola, che per mettere allo spiedo il suo uomo politico
deve essere preparato su Porta a porta»
(Kezich).
ore 19.00
Non ti muovere
(2004)
Regia: Sergio Castellitto;
soggetto: dal romanzo omonimo di Margaret Mazzantini;
sceneggiatura: S. Castellitto, M. Mazzantini; interpreti: S.
Castellitto, Penelope Cruz, Claudia Gerini, Angela Finocchiaro,
Marco Giallini, Pietro De Silva; fotografia: Gianfilippo
Corticelli; scenografia: Francesco Frigeri; costumi: Isabella
Rizza; musica: Lucio Godoy; montaggio: Patrizio Marone; origine:
Italia/Spagna/Gran Bretagna; produzione: Cineritmo, Medusa Film,
Cattleya, Alquimia Cinema S.A., The Producers Films Ltd, Telecinco;
durata: 122'
In una
giornata piovosa una ragazza di quindici anni frena, scivola e cade
dal motorino: non ha rispettato lo stop. Una corsa in ambulanza
verso l'ospedale. Lo stesso in cui il padre lavora come chirurgo.
Mentre un collega opera sua figlia, Timoteo rimane in attesa. Nel
terrore dell'evento estremo, racconta, gettando la sua maschera di
fermezza e cinismo, di padre e marito modello, la sua vicenda con
Italia, una ragazza che viveva in miseria. Nella speranza di poter
barattare le parole con il silenzio del coma, la morte con la vita,
rivela, in un immaginario dialogo con la figlia, un segreto
doloroso: un amore extraconiugale potente e viscerale. Ed ecco
apparire un'estate arroventata di tanti anni prima, una squallida
periferia urbana, una donna capace di amare. «Non mi sono
scelto subito come attore, all'inizio non pensavo di prendermi,
perché pensavo che quel personaggio, quel Timoteo, dovesse
avere le sembianze di un attore che avesse un'antipatia, una
freddezza, che non mi riconoscevo. Avevo pensato a John Malkovich,
attore che considero immenso perché ha qualcosa di feroce,
di disperato e di dolcissimo, come certi killer possono avere. Poi
mi sono detto: "Ma ne vale la pena? Un personaggio così
bello lo vado a dare a Jonh Malkovich? Lo faccio io!"»
(Castellitto).
ore 21.15
La stella che non
c'è (2006)
Regia: Gianni Amelio;
soggetto: G. Amelio, Umberto Contarello, dal romanzo La
dismissione di Ermanno Rea; sceneggiatura: G. Amelio, U.
Contarello; fotografia: Luca Bigazzi; scenografia: Attilio Viti;
costumi: Cristina Francioni; montaggio: Simona Paggi; musica:
Franco Piersanti; interpreti:Sergio Castellitto, Tai Ling, Angelo
Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Snq, Enrico Vanigiani; origine:
Italia, Svizzera, Francia, Singapore; produzione: Cattleya, Achab
Film, Rai Cinema, Babe Films, Carac Film, Berne, RTSI - Radio
Televisione Svizzera Italiana; durata:104'
Una
delegazione cinese arriva in Italia per rilevare il grande impianto
di un'acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà,
manutentore specializzato, è convinto che l'altoforno in
vendita non sia in buone condizioni e ostinatamente tenta trovare i
problemi, perché non succedano, come già in passato,
incidenti gravi agli operai. Vincenzo scopre il danno dell'impianto
quando i cinesi sono già ripartiti con il carico. Vola a
Shanghai per consegnare la centralina modificata che
permetterà all'altoforno di funzionare perfettamente.
Scoprirà che l'azienda cinese lo ha già rivenduto ad
altri e nessuno sa o vuole dire dove sia finito l'altoforno. Inizia
così l'odissea di Buonavolontà in una Cina che non
somiglia affatto all'immagine che ne aveva da lontano. Accompagnato
da Liu Hua, una ragazza poco più che ventenne, studentessa
di italiano e guida volenterosa quanto inesperta, Vincenzo percorre
in lungo e in largo il grande Paese alla ricerca dell'impianto.
«Credo che sia l'ultimo grande film sull'archeologia
industriale, psicologica e dove l'oggetto-fabbrica è quasi
un'installazione artistica.
Quella
specie di ruggine, di mostruosità. […] Devo molto a
Gianni Amelio, nel senso che lui m'ha consentito di fare un
viaggio, appunto, non in un paese, ma su un pianeta! Per me
è stato come andare sulla Luna e poi tornare sulla
Terra!» (Castellitto).
domenica
17
ore 17.00
Questione di punti di
vista (2009)
Regia: Jacques Rivette;
soggetto e sceneggiatura: J. Rivette, S. Castellitto, P.
Bonitzer, C. Laurent, S. Amitay; interpreti: Jane Birkin, S.
Castellitto, André Marcon, Jacques Bonnaffé,
Julie-Marie Parmentier, Hélène de Vallombreuse;
fotografia: Irina Lubtchansky; scenografia: Manu De Chauvigny,
Giuseppe Pirrotta; costumi: Laurence Struz; musica: Pierre Allio;
montaggio: Nicole Lubtchansky; origine: Francia/Italia; produzione:
Pierre Grise Productions, France 2 Cinéma, Canal +, France
2, Centre National de la Cinématographie, Cinemaundici,
Alien Produzioni, Rai Cinema; durata: 86'
Il giorno prima dell'inizio
della tournée estiva, il proprietario e fondatore di un
piccolo circo scompare tragicamente. Per tentare di salvare la
stagione, i membri della compagnia decidono di rivolgersi alla
figlia maggiore, Kate. Anche se ha lasciato il circo da una
quindicina d'anni, Kate accetta di unirsi a loro. Il caso vuole che
sulla sua strada incontri un italiano, Vittorio, che, intrigato
dalla personalità di Kate e appassionatosi alla vita del
circo, decide di seguirli per un periodo. Poco a poco si
inserirà nella vita della compagnia, fino a fare il grande
passo ed entrare nello spettacolo. «Capisco che quel film
può essere incomprensibile […]; però quel film
dovrebbe essere studiato, perché quel film è un
nocciolo nucleare di un cinema. Ci sono due, tre immagini che per
me, per la mia storia, per la mia carriera valgono quanto la
lacrima di Rutger Hauer alla fine di Blade Runner»
(Castellitto).
ore 19.00
Alza la testa (2009)
Regia: Alessandra Angelini;
soggetto: A. Angelini, Angelo Carbone; sceneggiatura: A. Angelini,
A. Carbone, Francesca Marciano; fotografia: Arnaldo Catinari;
scenografia: Alessandro Marrazzo; costumi: Daniela Ciancio; musica:
Luca Tozzi; montaggio: Massimo Fiocchi; interpreti: S. Castellitto,
Gabriele Campanelli, Anita Kravos, Giorgio Colangeli, Laura Maria
Ilie, Duccio Camerini; origine: Italia; produzione: Bianca Film,
Rai Cinema, Alien Produzioni; durata: 91'
Mero, operaio
specializzato in un cantiere nautico, è un padre single.
Lorenzo, il figlio nato da una relazione con una ragazza albanese,
è la sua unica ragione di vita e il sogno dell'uomo è
che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così
la sua anonima carriera da dilettante. Per questo lo allena
duramente, insegnandogli giorno dopo giorno a tirar pugni e a
proteggersi dai colpi bassi della vita. L'equilibrio di questo
rapporto è sconvolto dal ritorno di Denisa, la madre di
Lorenzo, e dall'incontro tra il figlio e la giovane Ana.
«Sono molto legato a quel film, sono molto legato a
quell'uomo e all'incontro con Alessandro Angelini, perché
abbiamo lavorato così bene insieme. Alessandro è uno
molto consapevole di quello che vuole fare ma anche felicissimo di
poter collaborare, cioè non ha mai storto il naso su nessuna
proposta» (Castellitto).
ore 21.00
La bellezza del somaro
(2010)
Regia: Sergio Castellitto;
soggetto e sceneggiatura: M. Mazzantini; fotografia: Gianfilippo
Corticelli; scenografia: Francesco Frigeri; costumi: Chiara
Ferrantini; musica: Arturo Annecchino; montaggio: Francesca
Calvelli; interpreti: S. Castellitto, Laura Morante, Enzo Jannacci,
Marco Giallini, Barbora Bobuleva, Gianfelice Imparato, Nina
Torresi; origine: Italia; produzione: Cinemaundici, Alien
Produzioni; durata: 107'
Un casale, una
famiglia moderna, un gruppo di amici di famiglia,una nonna, una
cameriera straniera, uno spaccato della nostra società, un
micro mondo. Genitori e figli che si scoprono e riscoprono sotto
un'inaspettata provocazione di una figlia minorenne ancora per
poche settimane. «Il desiderio di ricchezza e questa paura
della povertà è un bell'argomento da trattare. Mi
andava, sì, di pisciare sulle scarpe di qualcuno e di essere
irriverente nei confronti di questa borghesia politically correct.
Alla quale tutti apparteniamo, alla fine. Ci siamo divertiti come
matti a scriverla e a recitarla! […] Il film ha avuto la sua
storia, anche i suoi detrattori, come al solito. Questo è il
mio destino… se no farei altri film. Mi complico la vita. Ho
provato a fare una commedia e non un film comico. Penso ci sia una
grande differenza» (Castellitto).
Per gentile
concessione di Cinemaundici e Alien Produzioni - Ingresso
gratuito








